Gli “avvoltoi” del Cognac

I viticoltori della Charentes si fanno sentire contro una pratica che rischia di danneggiarli.

 

Da gennaio 2016 il regolamento permette di comprare terre vitivinicole nelle regioni in difficoltà poi, dopo solo un anno, di estirpare la vigna e trasferire altrove le autorizzazioni di piantagione. Ora, il Cognac (e l’Armagnac) non dispongono di armi giuridiche per opporsi, poiché la denominazione è retta a livello dell’acquavite, ossia il vino distillato. Le denominazioni vinicole, hanno invece i mezzi per impedire il fenomeno.

Il sindacato dei viticoltori di Cognac (UGVC) stima che nel 2016, 300 ha supplementari sono stati piantati così, oltre alla crescita di 250 ha che avevano deciso autonomamente. Questo sarebbe l’opera di una trentina di loro, gli “avvoltoi”.

 

Qual è il pericolo?

Il mercato del Cognac va bene: circa 2,8 miliardi di euro nel 2016. L’Armagnac, meno apprezzato, non sembra invece essere l’obiettivo di “avvoltoi”, ma in questo mercato vi sono di fatto rapporti molto civili tra viticoltori e ditte commerciali. 300 ha supplementari possono sembrare irrisori difronte ai 75.000 ha di vigne che sono qui coltivate, ma i viticoltori temono che la pratica si diffonda. Inoltre gli operatori sanno bene che perfino una leggera sovrapproduzione porta talvolta una caduta drastica dei prezzi. E in tal caso, tutti soffrirebbero.

 

La lotta

Pertanto, l’UGVC chiede di imporre a breve termine un periodo minimo di 5 anni prima che un’autorizzazione di piantagione divenga trasferibile. Nell’arco di vita di una vigna, raramente sfruttabile per produrre vino nei primi tre anni, questo non sembra eccessivo. Per fare pressione, si tenta di tutto: petizione online, conferenza stampa, sito web che chiede la delazione degli “avvoltoi”, segnalazione pubblica dei viticoltori opportunisti … Ma il sig. Imbert, Direttore dell’UGVC, ci confida che in occasione della nuova PAC (2022-2023), il sindacato cercherà di ottenere direttamente i mezzi giuridici per decidere la dimensione della propria vigna.

Se la lotta può sembrare quella dei ricchi che cercano di proteggere i propri margini, non dimentichiamoci che il Cognac riunisce 4.400 viticoltori. È precisamente questa differenza che fa la forza e l’interesse della vigna in Francia, contrariamente ad altri paesi in cui la produzione è monopolizzata da qualche grosso industriale.

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