Potare la vigna, una vera arte

Una leggenda vuole che l’asino di San Martino abbia malauguratamente brucato dei tralci di vigna, inventando così la potatura. A prescindere dalla sua origine, la potatura rimane uno dei compiti obbligatori del viticoltore.

 

La vigna come una liana

Lasciata a se stessa, la vigna, come tutte le piante, cerca la luce. Armata delle sue piccole “dita” (i viticci), si aggrappa agli alberi per scalarli velocemente. In certi luoghi come il Giappone o il nord del Portogallo (per il vinho verde), la vigna si coltiva sempre così. La fruttificazione avviene solo sui rami superiori che sono appena spuntati. Bisogna in effetti esporre i suoi fiori agli insetti impollinatori per la riproduzione e più tardi i frutti agli uccelli che porteranno con sé i semi. Alla base e ai livelli intermedi non ci sono frutti. Tuttavia questi livelli consumano comunque energia (la linfa).

 

Avere sempre uva …e buona!

Se il viticoltore vuole mantenere la vigna a dimensioni di uomo, deve pertanto potarla regolarmente. Per avere costantemente dell’uva, poterà ogni volta il legno vecchio. Quale vantaggio, l’uva sarà migliore (più zuccherina) poiché l’energia non si disperderà nei livelli intermedi e potrà quindi servire per formare lo zucchero nei grappoli. A seconda delle regioni, deciderà di “guidare” la sua vigna con un tutore o meno. Dei fili di metallo tesi tra dei paletti (palizzamento) sono il sostegno più diffuso, ma esistono anche semplici paletti (chiamati “échalas” del nord del Rodano), spalliere… Certe potature permettono invece di lasciare la vigna in ceppi, senza tutore.

 

Potatura invernale

Al di sotto dei 12 °C, la linfa non sale più e la vigna entra in “letargo”. L’amputazione sarà allora meno traumatizzante. Con delle cesoie, spesso elettriche, il viticoltore poterà quindi le piante una ad una, eliminandone fino al 70%. Un esercizio tecnico effettuato spesso in condizioni difficili. Generalmente si può effettuare a partire da novembre (quando tutte le foglie sono cadute) e fino a marzo, ma più la potatura è tardiva, più la vigna ripartirà tardi e meno rischierà di essere colpita da una gelata primaverile. Pertanto molte potature si effettuano verso febbraio, momento in cui fa spesso molto freddo!

 

Potatura estiva

Dopo che i fiori si sono trasformati in uva, la vigna continua a crescere. Questi rami superiori sono davvero inutili: pompano dell’energia che non arriva quindi più all’uva, la nascondono dal sole necessario alla maturazione e rischiano di accasciarsi sul terreno umido rischiando la contaminazione con funghi nefasti! Il viticoltore procede allora alla sfrondatura per liberarsene. Se la potatura estiva, più complessa, è quasi sempre manuale, la sfrondatura delle vigne a palizzata si effettua agevolmente in trattore.

 

 

 

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