Una selezione di grandi vini italiani a Parigi

Superba degustazione dei terroir dell’Europa del Sud e non solo con la presentazione della selezione d’alta gamma dell’importatore Barrère & Capdevielle all’hotel Bristol. Centinaia di persone in un ambiente appassionato che dimostra l’apertura di spirito e la sete di scoprire vini stranieri presso cantinieri e ristoratori. L’elemento più eccezionale è stata la presenza dei viticoltori stessi, molto soddisfatti dell’interesse del pubblico e di poter far conoscere il loro lavoro.

 

Viaggiamo per i terroir italiani seguendo il filo dei suoli vulcanici per degustare i Soave di carattere della famiglia Pieropan e il vino unico di Elena Fucci, Il Titolo, un Aglianico del Vulture che ci aveva già conquistati e scopriamo MAELI di Elisa Dilavanzo. Un moscato effervescente proveniente dal vitigno autoctono del Moscato giallo dai sentori di scorza d’arancia, albicocca e rosa bianca. Proposto anche con il metodo antico ha una bocca ampia, su un registro di cereali e di frutta più agrumato. La mineralità si esprime molto nel Rosso Infinito 2013, un esempio di eleganza dalla gamma aromatica vegetale, preciso, fresco e dalla consistenza vellutata in bocca. Questo bel progetto nei Colli Euganei è sostenuto dalla famiglia Bisol, Gianluca vi era presente con il loro Prosecco di terroir (in particolare il cru Cartizze) e i vini di Venissa, la vigna miracolosa del vitigno Dorona a Venezia.

 

 

Tra gli altri vini molto espressivi vi sono quelli provenienti dalla viticoltura biodinamica. Per Maddalena, della tenuta Musella, affermarsi come viticoltrice adottando questa filosofia era una necessità. Questa donna sensibile ed intuitiva produce dei Valpolicella molto freschi, che favoriscono l’espressione della frutta rispetto al boisé. Abbiamo adorato il suo Ripasso 2013 strutturato ma leggero, minerale e molto persistente. Nella Maremma Toscana la tenuta del Podere San Cristoforo offre un’espressione molto pura e complessa del vitigno Sangiovese, specialmente l’Amaranto e il Carandelle. Infine, produttore unico in Campania, vi è la tenuta Joaquin con dei bianchi con macerazione e affinamento ossidativo ed un Taurasi eccezionale. Il Greco offre un naso di frutta matura (albicocca) e miele di castagna che contrasta con una bocca senza zuccherosità con un profilo simile a quello di un Xérès.

 

Tra le denominazioni ancora sconosciute, Enzo Barbi (Umbria) è rimasto sorpreso dal fatto che sia stato così apprezzato il suo bianco Orvieto Classico Superiore 2014 dalla nota di zafferano marcata data dalla presenza parziale di botrytis sullo Chardonnay dell’assemblaggio. È tuttavia una particolarità di questo vino dove si ritrova il naso affumicato proprio dei suoli di fossili calcarei. Grande precisione nel Rosso 2014, che invoglia a scoprire i nuovi vini.

 

 

Anche con il temporale su Parigi, il rosé della Puglia delle Tenute Girolamo ha espresso tutta la golosità e freschezza del Negroamaro e ci ha portato una ventata di primavera; il rosso Conte Giangirolamo, profondo ed intenso, è un assemblaggio di Negroamaro e Primitivo.

 

Villa Medoro in Abruzzo offre un Trebbiano delicato, marino, fresco, ma strutturato che ci trasporta subito tra mare e montagna. Bella gamma di Montepulciano d’Abruzzo che va dal goloso di pronta beva, fino alla profondità del Montepulciano di Colline Teramane dalle belle note terziarie.

 

In Sardegna, Agripunica propone il Carignan in assemblaggio con vitigni internazionali. Se nel Montessu 2013 il Cabernet franc e il Syrah creano un vino arioso, floreale, fruttato con spezie dolci, nel Barrua 2012 i vitigni di Bordeaux si indovinano al naso, ma il Carignan offre tutta la sua potenza e concentrazione con eleganza.

 

La ciliegia sulla torta, sono i leggendari Barolo di Elio Altare presentati da Silvia, sua figlia. Se il Barolo Arborina 2012 è femminile (esplosivo al naso, floreale, setoso), il Ceretta Vigna Bricco 2010 è più virile con i suoi aromi di tabacco, tartufo, sottobosco, amarena. Ci piacerebbe comunque valorizzare il bel Dolcetto molto vellutato e fruttato, goloso e facile, lontano dal profilo rustico e acido che si ritrova ancora spesso. Altri grandi vini, il Brunello di Montalcino Il Marronetto e la selezione Madonna delle Grazie o ancora il classico Amarone della Valpolicella di Dal Forno.

 

Dopo tutti questi begli incontri, concludiamo con la grappa Nonino, grande tradizione del Friuli, la purezza del suo distillato e il suo cocktail a base di Amaro permette di estendere la cultura del vino attraverso prodotti derivati di grande qualità.

 

 

 

 

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