AncreIl logo della “Ancredonna incinta” dovrebbe aumentare di peso!

Il comitato interministeriale dell’handicap del 2 dicembre scorso ha proposto di imporre una dimensione più importante (minimo 1 cm) al logo che figura sulle etichette che mettono in guardia le donne incinte sul consumo di alcool. La battaglia è iniziata.

 

Cos’è veramente questo logo?

Dal decreto del 3 ottobre 2007, ogni bottiglia contenente oltre l’1,2% di volume d’alcool (quindi tutti i vini) deve obbligatoriamente esibire questo logo sull’etichetta (oppure deve avere la menzione “il consumo di bevande alcoliche durante la gravidanza, anche in piccole quantità, può avere conseguenze gravi sulla salute del bambino”). Il tutto “nel campo visivo del grado alcolico”, e il messaggio (di testo o il logo) deve essere “chiaramente comprensibile”. Infatti, durante la gravidanza, il feto è a contatto diretto con il sangue della madre dove si potrebbe trovare tutto l’alcool da lei ingerito. Pertanto, rischia la sindrome alcolica fetale, malformazioni, disturbi della vista… Dato che non è stato definito alcun limite, qualsiasi ingestione di alcool da parte di una donna incinta è da vietare (chiaramente).

 

Perché modificare la legge?

L’Inserm indica che malgrado i rischi, “circa il 25% delle donne incinte ammettono di aver consumato dell’alcool durante la gravidanza”. Dunque, il logo attuale, benché non abbia una taglia minima richiesta, è il più delle volte ben visibile, ma come in molti altri ambiti, il messaggio sanitario appare come la “soluzione magica”. Vin et Société così come numerosi attori della filiera alzano la voce per denunciare il progetto, impiegando talvolta argomenti estremi come il timore dell’arrivo prima o poi di “etichette neutre” (come i pacchetti di sigarette neutri) o l’obbligo di menzionare altri allergeni (solo i solfiti devono essere menzionati attualmente). Il dibattito va ben oltre quindi rispetto al tema delle donne incinte e, dal momento che le etichette contengono già 8 menzioni obbligatorie, tutto lascia presagire che ne seguirà un crescendo.

 

E ora?

La decisione passa d’ora in poi al Ministero della Salute francese, ma bisogna ammettere che senza alcuna concertazione con la professione (che propone invece di rinforzare la prevenzione attraverso canali specifici per donne incinte) e a qualche mese dalle elezioni presidenziali, il clima non è per molto sereno. Un caso francese e addirittura tipicamente franco-francese, dal momento che italiani e spagnoli, che come la Francia fanno parte dei grandi paesi per il vino, non hanno questo genere di vincolo. Ricordiamoci inoltre che questo logo era stato istituito storicamente su richiesta di un’eletta dei DOM-TOM, per contenere gli effetti devastanti… del rhum.

 

 

Fonti:

https://www.legifrance.gouv.fr/affichTexte.do?cidTexte=JORFTEXT000000422967&dateTexte=&categorieLien=id (NOR: SANX0602395A)

http://www.inserm.fr/thematiques/neurosciences-sciences-cognitives-neurologie-psychiatrie/dossiers-d-information/alcool-et-sante