Il Domaine Boutet-Saulnier punta sul suo Clos Dubois

Trentasei are di vigne per un vino d’eccellenza. Compreso tra due mura, l’appezzamento di Clos Dubois domina la Loira. Consapevoli del potenziale delle vigne piantate su questo terreno argillo-calcareo, considerato come uno dei migliori dell’AOC Vouvray, Christophe e Astrid Boutet, terza generazione di viticoltori a capo del Domaine Boutet-Saulnier, si sono lanciati in una sfida: superare i vincoli naturali per ottenere un grande vino bianco minerale, nel quale il chenin esprima tutta la sua tensione. “È un appezzamento in pendenza, a gradoni, in cui è pericoloso lavorare con il trattore”. In occasione di una formazione presso il Lycée d'Amboise, Astrid Boutet si confronta con uno dei responsabili, specializzato nella trazione a cavallo. Dopo averlo interpellato, la coppia di viticoltori scopre così un’alternativa alle macchine per arare il terreno del Clos Dubois. La tecnica funziona: l’animale riesce a raggiungere delle zone dell’appezzamento inaccessibili in trattore.

 

Mentre i 13,5 ettari del Domaine Boutet-Saulnier sono coltivati secondo viticoltura ragionata, il Clos Dubois, è soggetto alle esigenze del biologico. “Non chiediamo l’autorizzazione, che sarebbe troppo cara per questa micro-partita di 800 bottiglie l’anno”, spiega Christophe Boutet, “ma facciamo tutto il necessario, ci diamo davvero da fare in questo appezzamento!” Lavorazione della vigna a mano, utilizzo limitato dei prodotti fitosanitari, vendemmie manuali in cassette…ogni tappa è seguita con particolare cura. Una volta che viene fatta la cernita dei mosti sotto il torchio e che vengono selezionati attentamente i lieviti indigeni, il vino simbolo della tenuta è affinato su fecce per otto mesi. Aromi precisi, bocca fresca e carnosa, questo vino bianco secco dal potenziale di invecchiamento di una decina di anni si degusta bene sia con fritture della Loira, sushi e asparagi, sia da solo all’ora dell’aperitivo.